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Belgrado - Presso la Corte di Belgrado si tiene oggi l'udienza del caso mosso dalla compagnia petrolifera croata INA contro l'Agenzia per la privatizzazione, il Fondo di Investimento serbo e la compagnia Lukoil Europe Holding. La querela dell'INA prevede una…
Belgrado - Presso la Corte di Belgrado si tiene oggi l'udienza del caso mosso dalla compagnia petrolifera croata INA contro l'Agenzia per la privatizzazione, il Fondo di Investimento serbo e la compagnia Lukoil Europe Holding. La querela dell'INA prevede una richiesta di risarcimenti per danni, e in particolare la restituzione dei beni INA su territorio della Serbia. La compagnia croata, infatti, ritiene di sua proprietà le stazioni di rifornimento e gli altri beni che, dopo la disgregazione della Jugoslavia, sono diventati di proprietà della società Beopetrol e successivamente, durante il processo di privatizzazione, sono stati venduti alla società russa "Lukoil". Da parte serba si sostiene che le stazione di rifornimento di INA, prima della disgregazione della Jugoslavia, erano di proprietà sociale, il che significa che INA non era proprietaria, ma era soltanto utente. L'editore della rivista "Balkan magazin", <strong>Jelica Putnikovic</strong>, ritiene che le argomentazioni di entrambe le parti siano forti. "<em>Va notato che questa la separazione delle pompe dell'INA in Serbia dalla gestione di Zagabria è iniziata al tempo della Jugoslavia, molto prima della disintegrazione del paese, anche per questo oggi la Serbia si bassa tu tali argomentazioni. Sicuramente ci sarà bisogno di ricorrere a competenze diverse e al diritto internazionale anche per valutare se è esatto quello che l'ex gestione di Beopetrol sosteneva, cioè che in realtà venne creata una nuova società in Serbia, separata da Zagabira, già prima del crollo della Jugoslavia</em>", ha dichiarato Putnikovic.
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