Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Le ultime elezioni hanno decretato il grande cambiamento nella vita politica del Paese con una rivoluzione oppure “una mossa storica nel paesaggio politico del Paese”, come ha confermato l'attuale Premier David Cameron (42). Con una coalizione…
Le ultime elezioni hanno decretato il grande cambiamento nella vita politica del Paese con una rivoluzione oppure “una mossa storica nel paesaggio politico del Paese”, come ha confermato l'attuale Premier David Cameron (42). Con una coalizione dei partiti conservatore e liberaldemocratico, rappresentato ora dal Vice Premier Nick Cleeg (43), arriva al potere la più giovane leadership degli ultimi 198 anni. A questo punto, cambia anche la politica estera dell'Inghilterra, che decide così di guardare di più ai Paesi dell'Est e ai Balcani, anche perché la politica del partito conservatore nella sua campagna elettorale ha puntato di più sulle varie comunità di immigrati, tra cui anche quella serba. Guardando l'Inghilterra in pieno periodo preelettorale, si aveva l'impressione di avere davanti un Paese che aveva tutto. Accanto all'antica eredità del regno britannico, tra cultura, arte, ordine e regole nella vita quotidiana “very polite”, ora Londra ospita ristoranti di centinaia di tipi di cucine, una società multirazziale ed integrata. Forse manca proprio il vecchio stile inglese rappresentato solo dalla sola figura della regina Elisabetta. Londra, come tante altre grandi città globalizzate, lascia solo le tracce dell' “english style”: negli ultimi decenni è stata la più famosa destinazione di emigranti provenienti da tutto il mondo, che hanno in qualche modo influito sulla vita quotidiana degli `inglesi, e forse anche sulla politica condotta dal partito laburista. Le ultime elezioni hanno infatti decretato il grande cambiamento nella vita politica del Paese con una rivoluzione oppure “una mossa storica nel paesaggio politico del Paese”, come ha confermato l'attuale Premier David Cameron (42). Con la coalizione rappresentata ora dal Vice Premier Nick Cleeg (43), arriva al potere una classe dirigente giovane, piena di energia nuova, con un pedigree nobile ed una istruzione Oxfordiana. Però, a questo punto, cambia anche la politica estera dell'Inghilterra, che decide così di guardare di più ai Paesi dell'Est e ai Balcani, anche perché la politica del partito conservatore nella sua campagna elettorale ha puntato di più sulle varie comunità di immigrati, tra cui anche quella serba. Molteplici le dichiarazioni dei suoi rappresentanti che si sono alternate nel periodo di campagna elettorale, volte a criticare la politica che ha bombardato la Serbia e che ha reso il Kosovo indipendente. Tra queste vi sono anche le parole di Malcolm Rifkind, che mentre durante il conflitto nella ex Jugoslavia accusava Slobodan Milosevic “come unico colpevole”, ora arriva ad affermare che “i serbi di Bosnia non sono gli unici colpevoli” , e che "i soldati britannici che accompagnavano il convoglio umanitario non sono stati uccisi da proiettili serbi”. <br /> <br /> In tutti questi anni di Governo laburista, la politica estera britannica nei confronti dei Balcani è stata il braccio destro di quella americana, ed in tal senso il nuovo esecutivo potrebbe "correggere gli errori fatti in passato da Tony Blair con la guerra in Iraq oppure da Gordon Brown con la sua politica di riflesso di quella statunitense. Come annunciato dal nuovo governo, la Gran Bretagna dovrà condurre una strategia più vicina ai suoi vecchi legami con India e Cina, con un posto di tutta rilevanza anche per i Balcani. A capo della diplomazia, vi sarà William Hague, politico con grande esperienza ed ex leader del partito conservatore, e che - secondo quanto affermato da Boban Durdevic, consigliere presso la Commissione parlamentare agli esteri per le questioni della Serbia - avrà probabilmente in futuro un atteggiamento più positivo nei confronti di Serbia e Balcani. Tuttavia, considerando che nessun governo ritirerà il riconoscimento del Kosovo, vale in questo caso la dichiarazione dell'ambasciatore britannico in Serbia Stephen Wordsworth, secondo cui "la politica sulla Serbia non si cambia”. Tra l'altro, Hague rientra nella classe dei politici cosiddetti “euroscettici”, abbracciando così la politica del controllo preventivo nei confronti dei nuovi candidati. “La Gran Bretagna supporterà la forte presenza dell'UE in Bosnia”, afferma, trovando un sostegno anche dal capo gabinetto David Cameron, Ed Lavelin, che all'epoca era consigliere di Paddy Ashdown, ex leader del partito liberaldemocratico ed ex Alto Rappresentante nella BIH. Tanto è vero che l'ombra di Paddy Ashdown continua oggi, come in passato, ad essere sempre rigida verso la Bosnia, soprattutto verso la RS dopo le dure sanzioni imposte solo nei confronti dei serbi. Non a caso Ashdown dichiara che l'UE dovrebbe nominare un rappresentante speciale per tutti Balcani, non soltanto per la BIH. Un parere che, in qualche modo, riflette il volere degli Stati Uniti che cerca di far controllare l'avanzata della stessa UE, con la nomina di un rappresentante per i Balcani come soluzione per equilibrare gli interessi di entrambe le parti all'avanzamento della situazione balcanica lavorando “insieme”. <br /> <br /> L'idea di Ashdown è stata ben voluta anche da parte dell'attuale alto rappresentante nel BIH, Valentin Inzko, il quale afferma di sostenere "ogni tipo di iniziativa che può contribuire allo sviluppo del Paese", precisando però che questo tipo di decisione spetta a Cathrine Ashton. Secondo l'analista politico del Centro per la democratizzazione, Kurt Bassinger, questa non è certo un'idea nuova. “Sarebbe più difficile trovare una politica in comune che il rappresentante possa implementare. La politica non deve essere decisa da Bruxelles, ma deve arrivare da parte dei paesi dell'UE, come Gran Bretagna e Germania”, osserva Bassinger, aggiungendo che il nuovo inviato dell'UE dovrebbe essere scelto da una concertazione tra la diplomazia europea e americana, con la partecipazione del Ministro degli esteri della Turchia, Ahmet Davutoglu. Dichiarazioni queste che confermano che la politica nei confronti dei Balcani è stata disegnata da tempo, prevedendo strategie di regionalizzazione e la costruzione di zone di influenza, come Kosovo, Bosnia, ma anche Macedonia-Fyrom e Serbia, i punti più deboli dei Balcani. Nel caso in specie della Republika Srpska, i circoli diplomatici anglo-americani vedono nel Premier Milorad Dodik come un ostacolo diretto che impedisce al Paese di progredire. Nel suo primo discorso come Ministro degli Esteri, afferma che Londra vuole più legami con gli Stati Uniti, ma non con rapporti “di schiavitù”. Secondo l'analista Mark Harrison, membro dello studio legale "Harrison" a Belgrado, conferma che Hague è una persona pragmatica che porterà aria fresca un Serbia”, anche se tra conservatori e liberaldemocratici esistono ancora dei disaccordi sulla politica estera. “La posizione dei nostri partner sulla situazione Balcanica, è un pò diversa dalla nostra. Possiamo dire che si tratta di una più rigida linea, insieme con Paddy Ashdown”, ha dichiarato John Rendal , deputato dei conservatori. Quello che I Balcani possono aspettarsi dal nuovo governo britannico è sicuramente una maggiore presenza di Londra, che comunque non è mancata mai anche se era davvero nascosta dietro l'ombra americana. D'altro canto, non dobbiamo aspettarci che la Gran Bretagna si esponga in situazioni su cui la stessa UE non ha le idee ben chiare al suo interno. ”Non credo alla gente che ha grandi visioni, io sono uomo pratico”, dichiara Cameron. E' chiaro quindi che la Gran Bretagna non ha più tempo da perdere. <em><strong><br /> </strong></em> <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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