Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Resta ancora irrisolta la questione dell'indipendenza unilaterale del Kosovo, in attesa della sentenza della Corte Internazionale dell’Aja per accertare la sua legittimità. Al momento, l’unica soluzione possibile, per un Paese che…
Resta ancora irrisolta la questione dell'indipendenza unilaterale del Kosovo, in attesa della sentenza della Corte Internazionale dell’Aja per accertare la sua legittimità. Al momento, l’unica soluzione possibile, per un Paese che contribuisce alla destabilizzazione di tutta l’aera balcanica, sembra essere la sua divisione in due parti, in particolare del territorio tra nord e sud. L’indipendenza del Kosovo non è stata riconosciuta da molti Paesi sia all’interno delle Nazioni Unite, che all’interno della Comunità Europea. Una delle principali ragioni per cui la questione è stata riaperta, è la situazione della Serbia che, per veder accettata la sua domanda di ingresso in Europa, deve garantire dei confini territoriali certi, motivo questo che ha permesso la riapertura delle trattative in vista di un possibile compromesso. L’esperto americano di politica internazionale, <strong>Nicholas Gvozdev</strong>, per il quotidiano “Foreign Affairs” poi ripreso dalla BBC, ha presentato una proposta secondo cui bisognerebbe rinnovare le trattative tra Belgrado e Pristina puntando sulla divisione delle questioni dei confini e dell’indipendenza. Secondo la proposta di Gvozdev, la parte di territorio a nord del fiume Ibar, a maggioranza serba, dovrebbe rimanere parte della Serbia, mentre, il Kosovo dovrebbe restare parte integrante del territorio serbo, ma in qualità di stato indipendente. Gvozdev sostiene che con questa soluzione si potrebbe giungere ad un accordo tra Belgrado e Pristina. Altre trattative simili, sono quelle tra Israele e la Palestina, per il quali la non confusione dei confini resta l'unico modo per garantire l’esistenza di entrambi gli Stati. Un altro caso simile, è quello in cui Mosca non ha avuto supporto internazionale per il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abhazia, ma, proprio in questi giorni, ha firmato un accordo con Oslo per una questione che si protrae da 40 anni nel mare di Barentz, e un accordo “territoriale” con Kiev per il transito della sua flotta militare, e di gas sul territorio dell’Ucraina. In questa sede non affronteremo le conseguenze che l’accordo ha provocato nel parlamento ucraino, ma ci limiteremo a citare altri casi, risolti, circa questioni di confini come tra la Cina, Tagikistan e Kirghisia, che duravano da anni. Allo stesso modo, India e Pakistan stanno tentando di risolvere la questione del Kashmir. Coerenti con queste tendenze sono anche gli ultimi incontri tra i presidenti di Serbia e Croazia. Ma il Kosovo, a due anni di distanza dalla dichiarazione di indipendenza, non ha dato i risultati attesi. Gvozdev, da parte sua, sottolinea come il processo dinanzi al Tribunale Internazionale dell’Aja, chiamato ad esprimersi sulla legittimità dell’indipendenza del Kosovo, possa essere una base per l’avvio di nuove trattative tra Pristina e Belgrado, unico mezzo per raggiungere dei risultati validi, anche attraverso il benestare dell’UE e dell’America. La situazione resta spinosa visto che il governo di Pristina non ritirerà la dichiarazione di indipendenza, così come tutti i Paesi che hanno riconosciuto il Kosovo, e Belgrado non riconoscerà legittimi i suoi confini. In ogni caso, per Belgrado dovrebbe restare il vantaggio secondo cui, risolvendo la questione del Kosovo, possa facilitare il suo ingresso dell’UE, e creare un equilibrio politico in tutti i Balcani. Secondo Gvozdev, la strategia degli USA, che considera il Kosovo una questione a parte nei rapporti tra Serbia e USA, non potrà andare avanti. <em>"Gli USA, se puntano alla Serbia come fattore di stabilità nei Balcani, si devono togliere dalla testa l’idea che ci si possa accordare su tutto escludendo la questione del Kosovo. Un possibile modello da seguire potrebbe essere quello del 1929 in Italia dove, grazie ai Patti Lateranensi, lo Stato italiano e il Vaticano firmarono un accordo dove veniva riconosciuta l’indipendenza del Vaticano sul territorio nazionale italiano. Un accordo di questo tipo per il Kosovo, potrebbe portare vantaggi su tutta la Comunità internazionale, accelerando i processi di integrazione europea. Finora, Belgrado ha dimostrato la sua disponibilità a creare una situazione di stabilità nella regione, mentre da parte di Pristina si vedono ancora gravi problemi irrisolti come la criminalità, traffici illegali, corruzione e gravi problemi sociali ed economici che il governo di Pristina non ha la capacità di contrastare in questa situazione</em>", afferma nella sua analisi. <br /> <br /> La proposta di Gvozdev, secondo la critica di Belgrado, mette in luce come l’intera Comunità internazionale abbia compreso quanto il Kosovo sia un problema che riguarda tutta la regione. Il Direttore di Fondo Balcanico per la democrazia di Belgrado,<strong> Ivan Vejvoda</strong>, ritiene che la proposta di Gvozdev è una delle ipotesi giunte sul tavolo dei negoziati, ma solo nei prossimi mesi si potrà accertare la sua reale fattibilità.<em> "La Serbia deve andare avanti e confrontarsi con questo problema già al Summit di Sarajevo, quando dovrà dimostrare se sono tutte le due parti sono pronte a stare uno accanto all'altro nella stessa sala. Viste le recenti dichiarazioni di Tadic, è evidente che nessuno vuole che si venga a creare un nuovo caso simile a quello di Cipro che si protrae per 40 anni”</em>, conclude Vejvoda. Il Segretario di Stato di Kosovo e Metohija a Belgrado ha osservato che le proposte di Gvozdev potranno essere accettate soltanto in teoria, perchè la Serbia in realtà non può accettare il fatto che il Kosovo non faccia parte della Serbia. “<em>La questione di confini ha messo in evidenza come quest'anno può arrivare a legalizzare l`indipendenza. Per raggiungere un accordo occorrerà creare una base all'interno dell'Atto costitutivo visto che la modifica della frontiera violerebbe la Costituzione. Si può così parlare solo delle “modalità del territorio del Kosovo, ma non escludere che quel territorio faccia parte della Serbia</em>". <br /> <br /> Su tale tema è stata avvertita anche la voce del rappresentante russo presso la <strong>NATO, Dmitri Rogozin</strong>, che ha dichiarato a Belgrado che lo stato del “<em>Kosovo è il frutto dell'opera di banditi, che non potrà sopravvivere</em>”. Egli ritiene che la Serbia prenderà pieno possesso dei diritti sul territorio del Kosovo, dichiara Rogozin nel corso della conferenza ritenutasi a Belgrado. Secondo l'ambasciatore russo, un ruolo chiave per raggiungere una decisione pacifica sulla questione del Kosovo dovrebbe averlo l'ONU. Ritorna quindi il concetto che, per raggiungere una situazione di stabilità sostenibile, occorrerà rispettare la legalità e i diritti di tutti popoli che vivono in Kosovo. Con la riapertura delle trattative sul Kosovo viene così dimostrato che <em>"nessun caso al mondo e nemmeno quello del Kosovo potrà essere un caso “eccezionale” di indipendenza unilaterale forzata senza un accordo e un dialogo convenuto da entrambe le parti</em>". <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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