Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Da tempo si discute dei Balcani come una regione in cui dar vita ad una “<strong>nuova regionalizzazione</strong>” sulla base di un'alleanza tra i Paesi della ex Jugoslavia, basata sui principi dell'UE, come lo sono i Paesi del Benelux e i…
Da tempo si discute dei Balcani come una regione in cui dar vita ad una “<strong>nuova regionalizzazione</strong>” sulla base di un'alleanza tra i Paesi della ex Jugoslavia, basata sui principi dell'UE, come lo sono i Paesi del Benelux e i Paesi scandinavi. La base di questa nuova alleanza sarà il triangolo Belgrado- Zagabria -Lubiana e l' unione dei Paesi membri sarà denominata Balcani Occidentali. Ciò che qualcuno non ha previsto è che questa idea può generare un problema simile a quello che ha disgregato la Jugoslavia, ossia su chi potrebbe essere il leader di questa nuova alleanza. É fondamentale tener presente che nessuno dei Paesi della ex Iugoslavia ha trovato un modo per dimenticare e alleggerirsi del peso della sua storia, questo lo dimostra anche il fallimento dell'ultima riunione a Brdo e i dissensi tra la Croazia e la Slovenia sul tema dei confini marittimi. Predrag Simic, docente presso l'Università di Belgrado, rivela che all' epoca in cui era ambasciatore a Parigi, esisteva già l' idea di costruire un'unione simile al Benelux o alla Scandinavia con solidi accordi basati sull'economia. <em>“Il progetto di allora prevedeva che i tre Paesi con maggiori responsabilità verso il futuro sviluppo della regione balcanica e con un maggiore avanzamento nella sua integrazione nell'EU, avrebbero potuto assumere il ruolo di leader. Per la realizzazione di questa alleanza è necessario anche il parere di Washington, che, come sappiamo, con la sua politica ha portato all'indipendenza del Kosovo. Questa è una delle ragioni per le quali non è possibile risolvere la questione del Kosovo che pesa su tutta la region</em>e”, afferma Simic. <strong>Modello globale americano e la frammentazione</strong>. Tanto è vero che oggi anche negli Stati Uniti si parla della una nuova diplomazia dell'XXI secolo pronta alle nuove sfide scaturite dai processi di globalizzazione, mentre sulla stessa linea è anche la Gran Bretagna, con la sua politica di difesa della diplomazia estera. La globalizzazione di cui l' America è portavoce per sviluppare la rete di collaborazioni e unioni, viene percepita dall' altra parte del mondo come dei legami tra vari cerchi concentrici. Ma d'altronde in mondo è pieno di organizzazioni internazionali, con il Mercosur, il Nafta, l'ASEAN, l'Organizzazione di Shangai e l'Unione dei Paesi africani. L'UE ha creato la European Union - EEAS (European External Action Service), che ha già elaborato un piano di regionalizzazione. Ma il vero problema è quello di imporre ad un Paese di essere parte di un'unione regionale come hanno fatto, d'altronde, gli Stati Uniti, ma la regionalizzazione (di stampo europeo) e la politica globale (americana) rientrano in due categorie molto diverse. L'esperimento di una politica globale nei Paesi dei Balcani potrebbe provocare una reazione da parte dell'UE. Come ha dichiarato Hilary Clinton, per gli USA, la sfida principale è il progresso delle comunicazioni all'estero in tutti i livelli della società. Per raggiungere questo obiettivo, il Direttore del dipartimento per la pianificazione della politica estera, docente presso l'Università di Princeton, <strong>Mary Sloter</strong>, ha promosso gli Stati Uniti come il centro della rete globale per le risorse umane, le istituzioni e la collaborazione. In questo senso gli Stati Uniti lavorano seguendo una coerenza interna, mentre per il resto del mondo chiedono alleanze per formare delle regioni. L' idea americana è vicina al pensiero di <strong>Thomas Jefferson</strong>, basato sui<em> “rapporti commerciali, onesti e pacifici tra gli Stati</em>”. La nuova mappa della regione balcanica è stata sicuramente disegnata anche dall'Istituto di balcanologia di Washington, dove già è stato pianificato che il Kosovo sia diviso in due parti, mentre Serbia, Montenegro e Republika Srpska, nonché una parte della costa croata (vicino Prevlaka) disegneranno una zona definita "Paesi serbi". L'Albania avrà la parte occidentale della Macedonia, parte della Bulgaria sarà della Turchia e parte della Romania sarà dell'Ungheria. La parte musulmana di BiH rimane come una zona a sé stante, ma senza la Erzegovina, che sarà della zona croata. <strong>Modello europeo:regionalizzazione a centri concentrici</strong>. Non si può nascondere che tutto questo ricorda le tesi già sperimentate nei Paesi comunisti, che allora crearono delle alleanze che puntualmente gli Stati Uniti hanno deciso di distruggere, e poi di ricreare a propria immagine e somiglianza. Ora si parla di riconciliazione, di risoluzioni per il riconoscimento dei crimini di guerra, e tutti i Governi cercano di fare un passo verso il dialogo, che resta sempre viziato dall'orgoglio e dal pesante passato. La UE vuole una regione omogenea al suo interno, tenuta insieme dagli ideali europei, nonché ampliata verso l'Albania, che pian piano si sta riavvicinando alla Serbia. Secondo l'Analista Predrag Simic, ”se i rapporti tra la Serbia e la Croazia avranno una certa influenza per risolvere i problemi nella BIH, sicuramente i rapporti tra Tirana e Belgrado saranno più importanti per la questione del Kosovo, sulla quale si gioca la vera solidità dei rapporti multilaterali”. D'altro canto, sebbene un'alleanza balcanica ancora non esiste, né sembra essere accettata da parte dei politici, a livello economico qualcosa è già operativo. Infatti, sono state già create le commissioni a livello regionale, grazie all'UE, che nell' “agenda 2000” parla già della regionalizzazione in cerchi concentrici fatti come le zone di un grande megalopoli. Nel primo cerchio vi sono i Paesi che si sono i Paesi integrati nell'Unione, il secondo cerchio dei Paesi di transizione nel Sud Est Europa, i Paesi Scandinavi e la Gran Bretagna. Il terzo cerchio sono i Paesi dell'Europa meridionale e l'Est Europa. Nel quarto cerchio dovrebbero esservi i paesi dei cosiddetti “Balcani Ovest” e del Sud Est Europeo. Questa mappa è simile a quella delle grandi città, dove la zona A è rappresentata sempre dal centro amministrativo mentre la D è nella maggior parte dei casi un ghetto. A livello globale, i cosiddetti “Balcani Occidentali”si dovrebbero globalizzare in modo che nazioni e Stati vengano trattati come entità politiche e regionali senza frontiere, con una sovranità limitata, denazionalizzata per entrare a far parte di una “periferia dell'Europa”. Nella nuova mappa c'è la ex Jugoslavia senza la Slovenia ma con l'Albania. Nella prima fase dell'alleanza balcanica ci sarà un'unione doganale che cancella le frontiere di Stati che hanno combattuto per anni per la propria indipendenza. I<br /> <br /> Balcani quindi continuano ad essere un laboratorio in cui si sperimentano le nuove strategie europee che dovranno rimettere in discussione la sovranità dei Paesi UE. D'altronde “il mondo è un grande Paese”, come ha affermato lo studioso Marshall McLuhan negli anni '60, illustrando le nuove teorie delle telecomunicazioni. E pensare che quello di cui si discute oggi è` stato pianificato già 10 anni fa a Bruxelles e Washington, per cui non è affatto strano che per ottenere la liberalizzazione dei visti bisognerà aspettare ancora tanto, visto che nessuno dice che i piani stabiliti per creare l'alleanza balcanica, o meglio la “periferia dell'Europa” non si realizzeranno prima del 2020. Come disse anni fa Max Weber, ossia che gli Stati dei “mostri freddi” dovrebbero essere cancellati, nel mondo globale sembra che esisteranno stati sempre più freddi e mostruosi, con idee che non rispettano l'umanità ma il mostruoso senso del materialismo, pensati e realizzati dai residenti delle zone A delle megalopoli mondiali. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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