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Dopo le tensioni tra Gazprom e l'italiana ENI, le polemiche sul South Stream non accennano ad arrestarti, aprendo così nuovi contrasti sulla costruzione del progetto speculare del Baltico, il Nord Stream. Intanto, dopo la serie di negoziazioni tra il…
Dopo le tensioni tra Gazprom e l'italiana ENI, le polemiche sul South Stream non accennano ad arrestarti, aprendo così nuovi contrasti sulla costruzione del progetto speculare del Baltico, il Nord Stream. Intanto, dopo la serie di negoziazioni tra il Ministro dell'Economia rumeno Adriean Videanu e il responsabile di Gazprom Alexander Medvedev, è stata ventilata anche la possibilità di rinegoziare gli accordi con la Bulgaria per cambiare la rotta del gasdotto. Sin dall'insediamento del Premier Boris Borisov nel luglio 2009, sono iniziate le pressioni da parte di Mosca sulla Bulgaria per finalizzare il progetto South Stream. La Bulgaria, però, ha fatto un passo indietro dopo le tensioni tra Gazprom e l'italiana ENI. Le polemiche sul South Stream sono nate in seguito alla conferma che Gazprom vorrebbe, forse forzatamente, portare avanti contemporaneamente sia il progetto South Stream che il Nord Stream, il progetto sottomarino del Mar Baltico, per il quale vorrebbe almeno iniziare i lavori preliminari. Ma la Bulgaria non è il solo responsabile del ritardo nei lavori. Il capo del dipartimento di Gazprom International business, Stanislav Tygankov ha parlato senza mezzi termini della ditta italiana ENI, il partner principale di Gazprom nel South Stream, dichiarando all'agenzia Interfax che “non esiste niente di costruttivo nel loro approccio, non c'è segno di un lavoro tangibile”. Inoltre ha aggiunto che “il progresso di South Stream è trascurabile per la mancanza di lavoro adeguato da parte dei partner italiani”. Dopo tali dichiarazioni, però, Gazprom ha rapidamente fatto marcia indietro, permettendo a Sergei Kuprianov di negare l'esistenza di tensioni tra le due compagnie. Il giorno dopo, tale posizione è stata confermata anche dallo stesso Tsygankov, il quale ha dichiarato che Gazprom “aspetta a breve progressi nel progetto e nuovi impulsi per la pratica implementazione”. Simili parole sono giunte anche dal Direttore Generale dell'Eni Paolo Scaroni dopo la visita a Mosca del 12 aprile. Secondo le sue dichiarazioni ENI ha intenzione di accelerare i lavori di joint venture, e ha confermato un pieno impegno ai loro partner per il gasdotto confermando anche la flessibilità negli studi per la sezione offshore. <br /> <br /> In molti credono che Gazprom abbia tentato di porre rimedio alle dichiarazioni di Tsygankov sullo stato delle relazioni tra le due compagnie affermando di aspettarsi dei piccoli progressi nei prossimi mesi, ma che in realtà i problemi siano reali. Il Daily Vremya Novostey, senza rivelare le fonti delle proprie notizie, ha pubblicato delle dichiarazioni secondo le quali Gazprom non si aspetterebbe alcun reale progresso nel South Stream fin quando Scaroni sarà Direttore Generale dell'ENI. Per Scaroni erano previste le dimissioni a fine anno, ma per Gazprom non esistono comunque garanzie che il nuovo manager ENI possa restituire nuovo slancio al progetto del gasdotto. Secondo quanto confermato anche dal Direttore Generale di Gazprom Alexei Miller, non esiste alcun piano per escludere la Bulgaria dal progetto South Stream così come vociavano i media russi a febbraio durante la riunione in Romania tra Gazprom e Governo rumeno. Allora si discuteva ancora della possibilità di far arrivare le tubature sottomarine in Romania ma al momento si dà per certo che il gasdotto passerà per la Bulgaria. Dopo la serie di negoziazioni tra il Ministro dell'Economia rumeno Adriean Videanu e il responsabile di Gazprom Alexander Medvedev si è parlato anche della possibilità di rinegoziare gli accordi con la Bulgaria e dell'intenzione di cambiare la rotta del gasdotto. <br /> <br /> Miller ha confermato comunque le intenzioni originarie: il North Stream insieme con il “gemello” del Sud, sono strumentali al medesimo obiettivo, ossia aggirare l'Ucraina. La crisi del gas del gennaio di 2006 e 2009 non è ancora del tutto riassorbita sia da parte russa che ucraina. I principali obiettivi riguardano il completamento del gasdotto del Nord Stream nel 2013 e South Stream nel 2015, ma sarà piuttosto difficile rispettare i tempi prestabiliti. La Bulgaria, però, vorrebbe che le questioni si esaminassero separatamente, temendo che tali problemi possano tradursi in minori quantità di gas che passeranno attraverso la Bulgaria. Macedonia e Turchia avranno comunque meno gas in transito di Sofia. Durante l'incontro tenuto a febbraio, il Ministro dell'Energia e dell'Economia, Traicho Traikov ha ha dichiarato che "tutte le parti hanno avuto occasione di rinnovare i negoziati, e non solo su questioni di contratto”. A quanto pare la Bulgaria, come confermano alcuni rapporti, avrebbe aumentato le spese di transito a 1,7 dollari per il transito di 1000 metri cubi di gas per 100 km, equivalenti a circa 100 milioni di leva all'anno pagati da Gazprom. Traikov ha dichiarato che tale prezzo è ancora molto più basso di quello pagato da Gazprom in altri paesi. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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