Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Siamo sicuramente entrati in una nuova crisi politica per la Bosnia Erzegovina, dopo le conclusioni raggiunte dai deputati della RS per riprendere possesso di alcuni poteri che sono stati trasferiti a livello centrale. Tale situazione di…
Siamo sicuramente entrati in una nuova crisi politica per la Bosnia Erzegovina, dopo le conclusioni raggiunte dai deputati della RS per riprendere possesso di alcuni poteri che sono stati trasferiti a livello centrale. Tale situazione di instabilità politica sembra che non va bene più bene a nessuno, ed in particolare alla Comunità Internazionale, che ha così deciso di portare la crisi nei Balcani a una conclusione. (<em>Foto source: Reuters</em>) Solo la scorsa settimana, l’Alto Rappresentante della Comunità Internazionale dell'OHR, <strong>Valentin Inzko</strong>, ha tenuto incontri con vari politici europei, discutendo degli attuali problemi della Bosnia Erzegovina ed in particolar modo dell’ultima decisione dell’assemblea popolare della Repubblica Srpska. Le conclusioni raggiunte dai deputati della RS rappresentano, infatti, un tentativo di riprendere possesso di alcuni poteri che sono stati trasferiti a livello centrale, per rafforzare le funzioni delle entità. Lo scorso 14 maggio infatti, l'Assemblea Nazionale della Repulika Srpska ha adottato una serie di conclusioni secondo le quali <em>"il trasferimento dei poteri dalla RS alle istituzioni centrali della Bosnia-Erzegovina, senza previo consenso delle entità, non è costituzionale</em>". Il Parlamento della RS non discute nemmeno del fatto che i poteri costituzionali debbano essere ritrasferiti a livello della stessa RS - come confermato da tutti i partiti dell’opposizione, escludendo quelli con prefisso “bosniaco” - ma rappresenta semplicemente un'interpretazione dello stesso trattato di Dayton, che esprime la posizione della entità serba. In altre parole, al momento della necessità di riscrivere la Costituzione, l'entità serba avocherà a sé dei poteri che le sono stati tolti in precedenza.<br /> <br /> Secondo alcuni analisti, siamo entrati così in una nuova crisi politica della BIH, già ostacolata da molto tempo da complessi problemi. Una situazione che non va bene a nessuno ed in particolare alla Comunità Internazionale, che, dopo l’ultima visita del vice ambasciatore americano, ha deciso di portare la crisi nei Balcani a una conclusione. Tant’è vero che il Vice Presidente statunitense <strong>Joe Biden</strong> ha affrontato più volte la problematica dei Balcani, sottolineando la situazione della Bosnia. La sua visita aveva ovviamente la prerogativa principale di far entrare la Serbia nell’Alleanza euroatlantica, la NATO, affinchè i rapporti tra Serbi e Americani “<em>dovranno avere un nuovo inizio</em>” ma che occorrerà anche sistemare i problemi della BIH che ormai vanno avanti da 15 anni. L’accordo di Dayton e le sue varie interpretazioni, sia da parte dei politici locali, sia da parte della Comunità Internazionale - che ha come dovere quello di vigilare per l'attuazione dello stesso, ha messo in ombra le trattative e le migliorie che il popolo della BIH attende da anni. La BIH è oggi uno Stato pieno di interrogativi, e non è chiaro da chi venga condotto. Anche lo stesso presidente della RS Kuzmanovic ha dichiarato che <em>“la BIH non sarà uno Stato sovrano finché nel Tribunale della BIH esistono giudici stranieri</em>”. Tuttavia sembra che nell’ultimo periodo nessuno sia più paziente. Lo stesso Valentin Inzko ha preso un’iniziativa forte, sia locale che internazionale. <br /> <br /> Non a caso, la scorsa settimana ha incontrato il Ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, nonchè vari esponenti politici degli altri Paesi membri della Commissione dell’Implementazione della pace (PIC). Le sue visite non sono state viste dalla RS come un'attività di lobbing internazionale per attaccare la stessa RS, bensì da parte dei politici dell’opposizione nella RS, il pensiero comune è che le ultime azioni di Inzko non siano altro che decisioni precedenti al suo arrivo. Tra la gente si specula su differenti teorie, in primis quella di un complotto, oltre alle varie teorie riguardanti quale decisione verrà presa dall’Alto Rappresentante. Così, appena rientrato dal suo viaggio, Inzko, ha trovato la lettera inviatagli dall’assemblea popolare della RS, nella quale è stato invitato a chiarire i motivi della contrarietà dell'OHR alle conclusioni del parlamento della Repubblica Srpska e perché esse violano l’accordo di Dayton. “<em>Sarebbe bene che l’Alto Rappresentante partecipi alla riunione dell’Assemblea popolare della RS e che, prima di ciò, tenga una riunione con i rappresentanti dei partiti e con i deputati, i quali avranno la possibilità di chiarire le motivazioni per le quali sono stati fissati tali requisiti e cosa ne pensano i vari partiti politici sulle conclusioni che ha evidenziato l’Assemblea popolare della RS </em>- ha dichiarato il Presidente della RS <strong>Rajko Kuzmanovic</strong>, aggiungendo - <em>abbiamo analizzato le decisioni dell’Assemblea per verificare se esistono atti che stabiliscono che vanno contro l’atto costitutivo. Abbiamo constatato che non vi è nulla di contrario all’accordo di Dayton o alla Costituzione della BIH”</em>. <br /> <br /> Tuttavia, mentre l’assemblea popolare ha deciso che bisogna rimanere sulle decisioni prese nell’ultima riunione, il Premier <strong>Milorad Dodik </strong>ha evidenziato che “il problema è nato come conseguenza del fatto che i precedenti Alti Rappresentanti hanno messo le ingerenze della RS sotto la giurisdizione di 52 leggi, con almeno 150 decisioni“. Secondo Dodik bisognerebbe ancora discutere sul fatto se la RS abbia avuto ragione quando ha aperto queste questioni. Partecipando al Forum economico tenutosi a San Pietroburgo, il Premier Dodik ha sottolineato di aver avuto l’occasione di discutere con i vari rappresentanti politici, proprio sulla questione della crisi nelle relazioni RS-OHR. “<em>E’ stata l’occasione per presentare la situazione all’ambito politico della Federazione Russa e credo che queste persone abbiano capito. Avendo come obiettivo quello di rientrare in una situazione normale, le autorità locali devono prendersi le proprie responsabilità nel futuro</em>”. Sia l’ambasciata russa a Sarajevo, sia Belgrado, non hanno detto nulla riguardo la questione della crisi con OHR e RS. Questo non ci sorprende, considerando che tutte le crisi più gravi avvenute nella RS, dovevano essere risolte dalla sola RS, senza l’aiuto della “madre patria russa e serba”. La Serbia si rifiuta di parlare forse perché aveva troppo da fare al forum, soprattutto per gli investimenti russi che dovranno arrivare nel Paese, come pure nella programmazione del gasdotto South Stream, come a voler dimostrare al mondo che anche <em>"la Serbia ha una certa influenza sulle strade transnazionali del gas russ</em>o". <br /> <br /> Mentre i politici della RS - svegliatisi dopo 10 anni - sono rimasti soli a risolvere le questioni “giuridiche” relative al loro tentativo di riprendere possesso di alcuni poteri che sono stati trasferiti a livello centrale, volano lettere tra l’OHR e il Parlamento della RS. Inzko ha inviato una nuova lettera al Presidente del parlamento della RS, Igor Radojcic, ma nessuno nell’OHR ha voluto commentare di cosa questa lettera parlasse; solo il portavoce dell’OHR, Mario Brkic, ha confermato che “<em>Inzko continuerà a comunicare con il governo della RS”</em>. Da parte di Igor Radojcic non è giunta però alcuna conferma che abbia ricevuto la lettera: sembrava che "i piccioni viaggatori" si siano persi da qualche parte, fino a quando è giunta invece conferma dell’avvenuta ricezione della lettera. Anche da parte della RS nessuno ha voluto rilasciare commenti a riguardo, proprio in virtù del silenzio dell’OHR. Le lettere top-secret, creano maggiore curiosità su come potrà muoversi nei prossimi giorni Valentin Inzko. La crisi provocata negli ultimi giorni si potrà risolvere in vari modi: con il dialogo, con i compromessi, con le decisioni, con i ritiri, ma anche con le dimissioni. L’ultima azione dell’<strong>Agenzia di investigazione e sicurezza della Bosnia Erzegovina (SIPA)</strong>, con una visita alla moglie del costruttore Stankovic - anch'esso inserito nell’elenco della famosa accusa della SIPA - potrà portare l’intera situazione anche nel contesto della decisione dell’Alto Rappresentante, di chiudere tutti i fatti lasciati in sospeso da anni come parte di un gioco dei politici locali che ostacolavano i processi europei. <em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>
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